Belgio diviso, paradosso nel cuore Ue
Belgio diviso
paradosso nel cuore Ue
Nel cuore dell’Europa integrata - quel Belgio che ospita da mezzo secolo le sedi istituzionali della Comunità , poi Unione, europea - si è sviluppato, a partire dal 10 giugno, data delle ultime elezioni generali, un fenomeno paradossale. Per mesi e mesi, i belgi non sono riusciti a darsi un governo. E non per difficoltà scaturite dal voto, poiché era emersa una maggioranza di centrodestra, tra democristiani e liberali. Ma per aspri contrasti tra le due etnie, chiamiamole così, cioè tra i due gruppi linguistici e culturali, il fiammingo e il vallone. Contrasti che attraversavano e attraversano le formazioni puramente politiche. Fino a far temere una vera e propria divisione dello Stato, a dispetto di una monarchia ovviamente unitaria e del ruolo del Belgio come luogo centrale dell’unificazione europea.
Non è una novità . Nel 1988, la crisi di governo, per motivi più o meno analoghi, durò 148 giorni. E, dietro, c’è la storia stessa di questo Stato, già parte dei Paesi Bassi e poi staccatosi nel 1830, per l’impulso prevalente della borghesia cattolica e francofona, ma conservando una consistente aliquota di popolazione delle Fiandre, per lo più mercantile e agraria, e di lingua praticamente olandese. Fu per queste sue caratteristiche composite, e per essere uno Stato-cuscinetto tra Francia e Germania, le due potenze storicamente rivali, che il piccolo (relativamente) Belgio vide scelta Bruxelles, a preferenza di Parigi o Roma o Bonn, come capitale dell’Europa in via d’integrazione. Ma, se Bruxelles è bilingue, il resto del Paese ha conservato e anzi accentuato il proprio, specifico, modo di esprimersi, e a ciò si è aggiunto un nodo di contrasti economici, per il progressivo spostamento dell’asse della ricchezza dalla Vallonia alle Fiandre. Con conseguente, crescente, rivendicazione di autonomia e di potere da parte fiamminga. Così ogni crisi è peggio delle altre, e un sondaggio recente ha detto che, anche dopo l’auspicata soluzione di quest’ultima prova di forza, una maggioranza di belgi ritiene che tra dieci anni il Belgio in quanto tale non esisterà più.
Per restare sul tema del paradosso, un altro sondaggio dice che la divisione è tanto più probabile, e sarebbe comunque meno drammatica, proprio in quanto esiste l’Unione europea, e anche una moneta europea, sotto la cui coperta fiamminghi e valloni regolerebbero i loro conti, anche di fronte al Lussemburgo, che tradizionalmente usava la valuta belga. Secondo gli analisti bruxellesi, influisce anche il fatto che, con l’ultimo allargamento, sono diventati membri dell’Ue Paesi ben più piccoli del Belgio o di ciò che sarebbero le sue due parti divise. Argomenti che rafforzerebbero le spinte autonomistiche-secessionistiche di altre regioni d’Europa, dalla Scozia alla Catalogna.
Dunque, in vario modo, l’unificazione europea potrebbe addirittura favorire la frammentazione dei singoli Stati membri (qualcosa del genere si è sentita anche in Italia, da parte della Lega). Questo secondo, almeno apparente, paradosso potrebbe anche avere un suo aspetto positivo, in qualche caso. Sotto la coperta europea, si potrebbero pacificamente soddisfare autonomismi e localismi particolarmente sentiti. Ma il guaio è che la coperta è lungi dall’essere così ampia e spessa da coprire senza danni il prorompere di passioni troppo accese. La coperta è ancora corta e fragile, e qua e là lacerata, a causa dei persistenti particolarismi nazionali. Se vi si aggiungono quelli regionali o locali, il tessuto può rompersi definitivamente. Rimettersi al telaio con impegno, magari alcuni se non tutti, quello sì potrebbe risolvere molte cose, anche in Belgio.
Posted: Novembre 24th, 2007 under temi veneti.
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