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Sì ad una Ladinia ed a una Venetia unite

Sì alla creazione di comunità per libera scelta no ai confini imposti per legge

Il Movimento VENETI sostiene il diritto all’autodeterminazione delle comunità ladine e il diritto delle stesse ad arrivare ad una unione che vada oltre ai confini provinciali, regionali e degli stati. Le comunità di Colle Santa Lucia, Cortina e Livinallongo del Col di Lana hanno espresso forte e chiaro con il referendum di ottobre la precisa volontà di aggregarsi alle comunità Ladine che si trovano al di là del confine regionale.

Così come i Ladini, anche il Popolo veneto si trova diviso da confini regionali e statali arbitrari imposti con la violenza e con le guerre che nulla hanno a che spartire con la vera volontà delle nostre comunità.

Veneti e Ladini popoli fratelli quindi,destinati a compiere un pezzo di strada assieme per avere più forza verso la costruzione di un percorso politico volto all’autogoverno e alla piena indipendenza.

La creazione dell’Unione Europea ha portato in evidenza le difficoltà e le contraddizioni dei vecchi stati ottocenteschi e sta facendo emergere la volontà dei popoli europei ad aggregarsi non sulla base di vecchie e superate imposizioni ma sul riconoscimento di affinità culturali, storiche e identitarie.

Così come nelle Fiandre, in Scozia, nei Paesi Baschi, in Catalogna e in tanti altri angoli d’europa, anche nel Veneto la consapevolezza della propria identità e la coscienza dei propri diritti politici sta maturando.

La storia fa’ il proprio corso e la direzione è tracciata, per una Europa che sia formata da Popoli e culture e e non da stati e banche.

Per “I VENETI”
coordinatore Treviso-Belluno

Ivan Salvador

L’appello del sindaco di Montegrotto è già stato fatto proprio dalla nostra gente già oltre 10.000 i veneti che ogni anno emigrano all’estero

Ogni anno 30.000 persone con passaporto italiano decidono di lasciare questo stato alla ricerca di miglior fortuna all’estero. Di questi, ben un terzo, oltre 10.000, sono veneti.

I veneti sono poco più dell’8% della popolazione con passaporto italiano e contribuiscono così tristemente a oltre un terzo dell’emigrazione da questo stato. Questo dato, riportato da una ricerca del quotidiano Il Gazzettino nella primavera di quest’anno, è forse più preoccupante di qualsiasi fenomeno di immigrazione. In gran parte si tratta di persone giovani e con una laurea in tasca che qui da noi non trovano uno sbocco adeguato nel mercato del lavoro ma ai quali soprattutto manca una prospettiva credibile per il futuro. Oggi se immaginiamo il nostro futuro all’interno di questo sistema non possiamo che pensare ad un peggioramento rispetto alla già difficile situazione attuale. Questo perchè la classe politica ha dimostrato in pieno la totale incapacità di risolvere i problemi e manca la possibilità da parte delle comunità locali di incidere sulle scelte politiche che le riguardano. Solo un percorso diretto all’autogoverno e all’autodeterminazione può far tornare le comunità padrone del proprio destino e si può così dare finalmente una prospettiva per un futuro che sia credibile a attrattivo per le nuove generazioni. La soluzione non sta nell’emigrare ma nel cambiare paese, la soluzione per i problemi sempre più gravi dei veneti si chiama Indipendenza.

Per “I VENETI”

coordinatore Padova

Massimo Biasio

Aqua, l’oro veneto. Martedì 11 Dicembre 2007 - Bassano del Grappa (VI)

Aqua, l’oro veneto

L’acqua è considerata universalmente l’oro del futuro.

Il territorio veneto è da sempre ricchissimo d’acqua.

Eppure a detenere la proprietà di questa immensa ricchezza oggi non sono i veneti.

Da una questione locale (le nuove chiuse del Brenta) al problema generale della gestione e dei diritti di proprietà delle risorse naturali venete.

Per una nuova consapevolezza. Per costruire un futuro per i Veneti.

Martedì 11 Dicembre 2007

ore 20.30

sala Angarano via Sabbionara

Bassano del Grappa VI

Presenta Giandomenico Cortese

  • Brunelli Luciano Silvana dal Cero Movimento Veneti
  • Massimo Gianesin Consigliere comunale di Bassano
  • Marco Artuso ATO Brenta
  • Elena Barbieri Verdi veneto
  • Patrik Riondato Movimento Veneti

segue dibattito con il pubblico

Scarica la locandina della serata

Il Movimento dei Sindaci vada avanti

Comunicato stampa

Il Movimento dei Sindaci vada avanti
Dalla protesta alla proposta politica

Il Movimento dei Sindaci nato domenica a Cittadella è la dimostrazione che è possibile andare oltre agli schieramenti partitici e unire insieme i veneti per individuare in nome del buon senso le soluzioni ai problemi della nostra gente.

Affinchè la comunanza di intenti delle decine di sindaci veneti riunitisi a Cittadella non resti una manifestazione episodica ma diventi uno strumento politico continuativo, concreto e trasversale alle ideologie, utile a risolvere i problemi che attanagliano la nostra gente, è necessario che si dia organicità alla proposta politica.

Questo è il nostro appello al borgomastro Bitonci e agli altri amministratori veneti, affinchè si uniscano alle decine di sindaci dei comuni di confine (che oggi si ritrovano a a Milano per riconsegnare al signor Napolitano le fasce tricolori, simbolo dell’autorità italiana) e studino una serie di azioni coordinate che partendo dal basso, dalle amministrazioni comunali e dai cittadini, mettano lo stato centrale all’angolo e lo costringano a cedere i poteri, le competenze e le risorse di cui abbiamo bisogno.

L’autogoverno è nel futuro del Popolo veneto e si realizzerà grazie alla spinta dal basso che arriverà dalla nostra gente.
Nno saranno gli avvisi di garanzia da parte di una magistratura ormai delegittimata a fermare il processo democratico e pacifico di autodeterminazione di un Popolo.
L’indipendenza è un processo politico che si costruisce giorno per giorno, ed ogni giorno che passa l’indipendenza del Popolo veneto è sempre più vicina.

Per “I VENETI”
Presidente: Patrik Riondato

Belgio diviso, paradosso nel cuore Ue

Belgio diviso
paradosso nel cuore Ue

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=3822&ID_sezione=&sezione=
ALDO RIZZO

Nel cuore dell’Europa integrata - quel Belgio che ospita da mezzo secolo le sedi istituzionali della Comunità, poi Unione, europea - si è sviluppato, a partire dal 10 giugno, data delle ultime elezioni generali, un fenomeno paradossale. Per mesi e mesi, i belgi non sono riusciti a darsi un governo. E non per difficoltà scaturite dal voto, poiché era emersa una maggioranza di centrodestra, tra democristiani e liberali. Ma per aspri contrasti tra le due etnie, chiamiamole così, cioè tra i due gruppi linguistici e culturali, il fiammingo e il vallone. Contrasti che attraversavano e attraversano le formazioni puramente politiche. Fino a far temere una vera e propria divisione dello Stato, a dispetto di una monarchia ovviamente unitaria e del ruolo del Belgio come luogo centrale dell’unificazione europea.

Non è una novità. Nel 1988, la crisi di governo, per motivi più o meno analoghi, durò 148 giorni. E, dietro, c’è la storia stessa di questo Stato, già parte dei Paesi Bassi e poi staccatosi nel 1830, per l’impulso prevalente della borghesia cattolica e francofona, ma conservando una consistente aliquota di popolazione delle Fiandre, per lo più mercantile e agraria, e di lingua praticamente olandese. Fu per queste sue caratteristiche composite, e per essere uno Stato-cuscinetto tra Francia e Germania, le due potenze storicamente rivali, che il piccolo (relativamente) Belgio vide scelta Bruxelles, a preferenza di Parigi o Roma o Bonn, come capitale dell’Europa in via d’integrazione. Ma, se Bruxelles è bilingue, il resto del Paese ha conservato e anzi accentuato il proprio, specifico, modo di esprimersi, e a ciò si è aggiunto un nodo di contrasti economici, per il progressivo spostamento dell’asse della ricchezza dalla Vallonia alle Fiandre. Con conseguente, crescente, rivendicazione di autonomia e di potere da parte fiamminga. Così ogni crisi è peggio delle altre, e un sondaggio recente ha detto che, anche dopo l’auspicata soluzione di quest’ultima prova di forza, una maggioranza di belgi ritiene che tra dieci anni il Belgio in quanto tale non esisterà più.

Per restare sul tema del paradosso, un altro sondaggio dice che la divisione è tanto più probabile, e sarebbe comunque meno drammatica, proprio in quanto esiste l’Unione europea, e anche una moneta europea, sotto la cui coperta fiamminghi e valloni regolerebbero i loro conti, anche di fronte al Lussemburgo, che tradizionalmente usava la valuta belga. Secondo gli analisti bruxellesi, influisce anche il fatto che, con l’ultimo allargamento, sono diventati membri dell’Ue Paesi ben più piccoli del Belgio o di ciò che sarebbero le sue due parti divise. Argomenti che rafforzerebbero le spinte autonomistiche-secessionistiche di altre regioni d’Europa, dalla Scozia alla Catalogna.

Dunque, in vario modo, l’unificazione europea potrebbe addirittura favorire la frammentazione dei singoli Stati membri (qualcosa del genere si è sentita anche in Italia, da parte della Lega). Questo secondo, almeno apparente, paradosso potrebbe anche avere un suo aspetto positivo, in qualche caso. Sotto la coperta europea, si potrebbero pacificamente soddisfare autonomismi e localismi particolarmente sentiti. Ma il guaio è che la coperta è lungi dall’essere così ampia e spessa da coprire senza danni il prorompere di passioni troppo accese. La coperta è ancora corta e fragile, e qua e là lacerata, a causa dei persistenti particolarismi nazionali. Se vi si aggiungono quelli regionali o locali, il tessuto può rompersi definitivamente. Rimettersi al telaio con impegno, magari alcuni se non tutti, quello sì potrebbe risolvere molte cose, anche in Belgio.

Piovegai i contenuti del Veneto-Day

Piovegai i contenuti del Veneto-Day, semo in atexa soło dei video.

Programa e prexentasion

Le raxon del’independensa

Sicurezza: i comuni istituiscano una patente civica per la residenza.

 

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COMUNICATO STAMPA
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Sicurezza: i comuni istituiscano una patente civica per la residenza.
Veneto-Day: il 18 anche l’ERC a Treviso per la libertà dei veneti.

È necessario verificare che chi fa domanda di residenza possa inserirsi senza traumi nei comuni veneti. Domenica il V-Day: presente anche ERC, il partito indipendentista catalano al Governo a Barcellona, assieme a relatori internazionali che spiegheranno perché ai veneti conviene decidere da soli il proprio destino politico.

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download comunicato: http://www.iveneti.org/press/comunicato_v-day-16-novembre.pdf
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commenta il comunicato sul forum: http://www.iveneti.org/forum/bbforum/phpBB2/viewtopic.php?p=3106#3106
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Treviso, lì 16 novembre 2007

La rincorsa alla lodevole iniziativa del sindaco di Cittadella Bitonci sembra aprire una nuova strada verso l’adozione di politiche per la sicurezza. Il movimento “Veneti” ritiene che sia ora necessario anche istituire una patente civica per ottenere la residenza nei comuni del Veneto. Una patente a punti sul modello australiano che permetta di attestare la capacità del residente di inserirsi nel tessuto sociale e che verifichi la presenza di aspetti fondamentali di convivenza, come la presenza di un reddito minimo di sussistenza, ma anche la conoscenza della lingua veneta e italiana, come pagare le tasse e la conoscenza delle ordinanze comunali in tema di viabilità e di raccolta differenziata. La strada da seguire anche per il Veneto è quella percorsa da quei Paesi che hanno saputo far rispettare tali norme minime di civismo, come Australia, Svizzera, Canada, Svezia, o Catalogna solo per fare qualche esempio.

Di questo e altro si parlerà in occasione del Veneto-Day di domenica 18 novembre 2007: “Convegno sulle ragioni dell’indipendenza” a Treviso presso l’Hotel Maggior Consiglio dalle ore 10. Tra gli ospiti internazionali, vi sarà anche un senatore di ERC, il partito indipendentista catalano al Governo a Barcellona presso la Generalitat de Catalunya.

Programma relatori del Veneto-Day che si terrà a Treviso il 18 novembre prossimo (ore 10-12):

  • Massimo BIASIO, Piazzola Sul Brenta (PD) - Movimento politico “Veneti”: “Saluti e introduzione. Veneti: Chi semo e cosa volemo”
  • Pres. Patrik RIONDATO, Fossò (VE) - Presidente Movimento politico “Veneti”: “Situazione politica veneta e internazionale. Il ruolo del Movimento VENETI”
  • Prof. Ludovico PIZZATI, Washington (USA) - Consulente Banca Mondiale, docente di storia a Cà Foscari: “Con l’indipendenza la nostra economia può fiorire”
  • Prof. Paolo BERNARDINI - Dir. Centro Studi Italiani e Europei, Boston University, docente di storia all’Università dell’Insubria: “Per un Partito Nazionale Veneto. Considerazioni pragmatiche e teoriche”
  • Ing. Gianluca BUSATO, Treviso - Movimento politico “Veneti”: “Le ragioni dell’indipendenza: il percorso politico concreto verso la libertà dei veneti”
  • Sen. Miquel BOFILL, Barcelona (Catalunya) - Esquerra Republicana de Catalunya (ERC): “Vènets i catalans: camins cap a una Europa més democràtica i més unida”
  • Interventi del pubblico


Portavoce: Patrik Riondato
Web: www.iveneti.org - E-mail: info@iveneti.org
Telefono: 348.90.65.372 - Fax: 0444.183.03.78

L’11 SETTEMBRE? Tutta colpa dei dogi di Venezia (e di Et)

Secondo Marx la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa. Il movimento complottista nato per sostenere che l’11 settembre è stato un auto-attentato orchestrato dall’amministrazione Bush, per passare alla farsa ci ha messo pochi anni. L’esponente più rappresentativo di questa seconda fase è l’americano Webster Griffin Tarpley, che questa settimana gira l’Italia per propagandare il suo libro La fabbrica del terrore (Arianna Editrice - Macro Edizioni), già record di vendite negli Stati Uniti: per il gran finale a Roma il sito della casa editrice annuncia anche la presenza dell’immancabile europarlamentare Giulietto Chiesa.

Tarpley - il cui libro è un centone di assurdità tecniche sugli attentati di New York e Washington, già cento volte confutate ma che continuano a circolare - è screditato all’interno dello stesso movimento negazionista dell’11 settembre per alcune tesi e iniziative davvero bizzarre. Quest’estate ha lanciato il cosiddetto «Allarme di Kennebunkport», annunciando a breve un altro attentato in stile 11 settembre organizzato dal governo americano e distribuendo un manifesto firmato da alcuni dei più noti critici della guerra in Irak: quattro dei quali, però, hanno negato di avervi mai apposto la loro firma.

La quarta di copertina del suo libro negli Stati Uniti riporta i giudizi favorevoli di personaggi considerati «lunatici» anche da molti negazionisti come Nico Haupt, secondo il quale nessun aereo ha colpito le Torri Gemelle ma si è trattato di un astuto videomontaggio, e Gerhard Wisnewski, autore di due libri dove sostiene che anche lo sbarco sulla Luna è stato soltanto un trucco video («lunatici», appunto).

L’editore americano di Tarpley, la Progressive Press, è lo stesso che pubblica Eric Hufschmid, «negazionista» nel senso pieno del termine in quanto nega insieme l’11 settembre e l’Olocausto. Ma ciò che pochi fra i lettori de La fabbrica del terrore sanno è che dietro il negazionismo dell’11 settembre dell’autore americano si nasconde una complessa tesi esoterica, intorno alla quale si è costruita già a partire dagli anni ’80 una vera e propria conventicola internazionale di cui Tarpley è il leader. Scrive Tarpley che «il compito più urgente dell’umanità è liquidare definitivamente l’orrore che è Venezia». Secondo Tarpley un’antica oligarchia che mira a controllare il mondo si è formata a Babilonia, ha controllato a lungo l’Impero Romano ed è poi diventata la Repubblica di Venezia, che ha avuto tra i suoi agenti sant’Ignazio e i Gesuiti, Martin Lutero e Cromwell. Dopo aver perso potere sul continente, i veneziani si sono infiltrati in Gran Bretagna e l’hanno trasformata nella «nuova Venezia», prima di estendere il loro potere anche agli Stati Uniti. Ma la famiglia reale inglese, «neo-veneziana», continua a controllare molte cose, dal traffico di droga internazionale alla politica balcanica.

La lotta tra le forze del Bene e la setta segreta internazionale che discende dall’antica nobiltà veneziana è la chiave attraverso cui Tarpley e i suoi seguaci interpretano tutta la storia mondiale. Anche i principali consiglieri - o meglio, controllori - del presidente Bush, tra cui il vice-presidente Cheney, farebbero parte della setta di antica origine veneziana che aspira a controllare il mondo.

Da dove viene questa setta? Certo, Tarpley non lo afferma espressamente, ma i suoi scritti appaiono - con la sua autorizzazione - su siti dedicati agli Ufo dove si fa aperta propaganda alle tesi dell’autore complottista più venduto dei nostri tempi, l’ex-calciatore inglese David Icke. Secondo Icke, l’oligarchia che da Babilonia a Londra e Washington cerca di dominare il mondo è a sua volta controllata da extraterrestri, vampiri «rettiliani» alieni capaci di assumere sembianze umane che da secoli mirano a impadronirsi del nostro pianeta. I membri della Casa Reale inglese sarebbero tutti «rettiliani» sotto mentite spoglie, e Icke ha perfino esibito una fotografia della vecchia regina madre mentre si trasformava da rettile in umana.

Il gruppo editoriale che ha tradotto Tarpley in italiano è lo stesso che pubblica da anni le opere di Icke, e sul sito del Gruppo David Icke di Milano (sì, esiste anche questo) un adepto scrive che «più sento Tarpley e più mi sembra di sentire Icke». Si capisce facilmente perché Tarpley sia motivo d’imbarazzo in America per molti dei suoi stessi compagni complottisti. In Italia, invece, i negazionisti dell’11 settembre - dall’estrema destra all’estrema sinistra - lo accolgono con entusiasmo. Finalmente vedremo «l’orrore che è Venezia» affondare nella laguna?

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=220668&START=0&2col=

15-11: conferensa stanpa de prexentasion del Veneto-Day a TV

Domani 15 de novenbre ale ore 11.30 presso l’Hotel Maggior Consiglio a Treviso, el movimento Veneti tegnarà na conferensa stanpa de prexentasion del Veneto-Day .

Chi xe in xona pol partesipar vo£entiera ala conferensa.

Independensa in Scosia: el comento de Sean Connery

Riporto el comento d’autor de Sean Connery a£a conversasion nasiona£e verta dal goerno scosexe sul’independensa (comento n. 100 in http://www.scotland.gov.uk/Topics/a-national-conversation/Tell-us/commentIssue/independence/Q/pageNumber/4/desc/False#blogComments)Like many people, I have watched with wonder at all the enthusiasm and energy generated by the SNP Government’s first 100 days.Many of us are looking forward with great anticipation to seeing what happens over the next four years.

Every step of the first 100 days has advanced Scotland’s interest, and now it is time to give Scots a chance to reflect on the progress and converse about the future of Scotland.

In a way, minority government has been a blessing because it provides the opportunity for a genuinely democratic position to evolve in Parliament.

On our nation’s future, we know where the Scottish Government and indeed I stand – Independence and equality for Scotland. Now it is time to see where the other political parties stand.

More importantly, it is time to see what the Scottish people want.

It is amazing to think back only four months ago to the front pages of some newspapers, quoting unionist politicians predicting gloom and doom if the public had the temerity to choose a new Government.

Now, if the same sensationalist charges are foisted on the public by the scaremongers, it will further point out the vacuous nature of their rhetoric. It is time we had a serious discussion about Scotland’s future.

There is a buzz around Scotland – doubly so after James McFadden’s terrific winning goal against France! Everything is moving forward now in a prudent and consistent way – step by step.

There seems to be a great sense of relief as the conditioning of the past 50 years of doubt and low expectations gives way to optimism and ambition.

The key part of this national conversation is that it is the people who will decide. There are alternatives. Donald Dewar was right – we are on a road, in a process, part of a conversation. It is time for us to embrace the conversation and move it forward.

Tueday, September 18, 2007 09:00

Sir Sean Connery